Trattamento della schizofrenia al primo episodio "The European first episode schizophrenia trial (Eufest)"

Nonostante la dimostrata efficacia clinica degli antipsicotici di prima generazione, come ad esempio l’aloperidolo, nel trattamento della schizofrenia, i frequenti effetti collaterali di tipo neurologico da essi indotti ne limitano l’utilizzazione in molti casi e possono causare interruzioni premature del trattamento. In studi comparativi, i nuovi antipsicotici sono risultati altrettanto efficaci, rispetto a quelli di prima generazione, e privi degli effetti collaterali suddetti o meno frequentemente associati ad essi. Molti degli studi di confronto tra i due tipi di antipsicotici, tuttavia, sono stati condotti in popolazioni cliniche selezionate, con prevalente inclusione di pazienti cronici ed esclusione di pazienti con doppia diagnosi, quali ad esempio quelli con schizofrenia ed abuso di sostanze. La frequenza di casi che non completavano il periodo di trattamento previsto in tali studi è risultata piuttosto elevata. Queste caratteristiche rendono difficile la generalizzazione dei risultati alla pratica clinica abituale. Un ulteriore limite degli studi prima menzionati è rappresentato dall’inclusione di pochi pazienti al primo episodio di malattia, che possono essere particolarmente sensibili agli effetti neurologici dei farmaci antipsicotici, in particolare se di sesso maschile. Nei pazienti al primo episodio è più elevata la frequenza di interruzioni premature del trattamento per ridotta accettazione o intolleranza ai farmaci antipsicotici, con conseguente peggiore prognosi della malattia ed aumento dei costi individuali e sociali della stessa. Dato il costo elevato dei nuovi antipsicotici, inoltre, la verifica della loro reale efficacia nel migliorare l’accettazione del trattamento e la prognosi della malattia risulta di particolare interesse. Infine, è stato osservato che la superiorità dei nuovi antipsicotici, rispetto a quelli di prima generazione, non viene evidenziata quando si utilizzino questi ultimi alle basse dosi terapeutiche. Quest’ultimo punto non è stato verificato adeguatamente con studi controllati ed è particolarmente critico alla luce dei costi molto più elevati del trattamento con i nuovi antipsicotici, rispetto a quello con gli antipsicotici di prima generazione.

Il protocollo di ricerca qui presentato intende verificare:

  1. se esiste una superiorità dei nuovi antipsicotici, rispetto a quelli di prima generazione usati a basse dosi, nel determinare una migliore prognosi della malattia in pazienti al primo episodio di schizofrenia;
  2. se i nuovi antipsicotici inducono con minore frequenza gli effetti collaterali di tipo neurologico, rispetto ai farmaci di prima generazione utilizzati alle basse dosi terapeutiche, in pazienti al primo episodio di malattia, con conseguente miglioramento dell’accettazione del trattamento e della prognosi.